Val Tartano

Nel cuore delle alpi, una tradizionale valle poco conosciuta.

La Val Tartano è una tipica valle alpina sospesa d’origine glaciale situata nel cuore del Parco delle Orobie Valtellinesi ed è spesso sede di importanti manifestazioni sciistiche e podistiche. Il centro abitato più importante è Tartano (1210 m) che dista 15 Km dalla S.S.38 e da dove la valle si biforca in Valcorta e Vallunga.

La Vallunga è dominata dal monte Cadelle (2483 m, cima altamente panoramica dove confluiscono la Val Brembana, la Val Madre e la Val Tartano appunto. Su questa cima è stata collocata, nel 1987, la statua dell’arcangelo Gabriele (conosciuta come l’angelo delle Cadelle), con il volto trifronte, che guarda in tre diverse direzioni: (sud Val Brembana, nord Val Tartano, est Valmadre e veglia sui due versanti orobici, perché non si ripetano gli eventi che hanno luttuosamente segnato le tre valli. Poco sotto questa cima, sul versante Tartanolo, si trovano i tre laghi di Porcile.

La Valle

Il Clima

Tipico clima alpino, caratterizzato da inverni abbondantemente nevosi ed estati con temperature gradevoli. La generale esposizione a nord della valle ha permesso l’affascinante formazione di fitti boschi d’abete dall’aspetto selvaggio e misterioso, intercalati da fertili pascoli.

 

Il Territorio

Il territorio è formato da rocce acide come scisti, gneiss e qualche quarziti che hanno permesso la formazione di spettacolari marmitte dei giganti in Val corta. Elementi molto caratteristici per la zona sono i laghi di porcile, catena di circhi glaciali riempitesi d’acqua in cui si può pescare ed ammirare la particolare vegetazione e microfauna acquatica dei 2000 metri, immersi in uno spettacolare scenario di pascoli alpini.

 

La presenza dell’uomo

La millenaria tradizione umana in valle si è basata su una vita di sacrifici e lavoro. Nel Medioevo furono tagliati interi boschi di conifere per fare posto a pascoli in grado di ospitare vacche e capre, dal quale latte si ricava burro e formaggio. Ancora oggi, in Valtartano, si possono ammirare le tradizionali tecniche di produzione del Bitto, formaggio D.O.C. d’alta quota molto pregiato, con elevato valore nutritivo.

Le Contrade

VAL TARTANO

Di seguito sono descritti gli abitati già presenti secondo lo stato d’anime dell’anno 1766 della Mappa del Territorio ricavata dal Catasto Lombardo Veneto del 1813.

Nella parrocchia di S. Agostino troviamo i seguenti abitati:

Dosso di Sotto e di Sopra
Il topomino stesso stava ad indicare la posizione di questi due centri abitati rispetto al vecchio sentiero, oggi sostiuito dalla carrozzabile.

Bormini
Posto sotto la carrozzabile, è costituito da un gruppo ristretto di case e da edifici rurali. I ripidi e piccoli pascoli e i castagneti costituiscono il paesaggio circostante.

Cantone, Costa e Case
Questi piccoli gruppi di case vanno a comporre, con gli edifici di più recente costruzione, l’abitato di Campo.

Somvalle
Siamo sempre nei pressi di Campo, e questo agglomerato di case è posizionato a ridosso della montagna proprio in corrispondenza dell’incontro tra la Val Fabiolo e la Val Tartano. La disposizione degli edifici non è casuale proprio perchè una volta rappresentava un punto di passaggio e di sosta importante.

Campo
Situato a 1050 metri di altitudine, questo abitato offre al visitatore una stupenda panoramica sulla Bassa Valtellina e sull’Alto Lario. Campo è posto ai piedi di una montagnetta tondeggiante chiamata il Cùlmen. La sua posizione era importante per la funzione di luogo di sosta per chi proveniva dal fondo valle dall’abitato di Talamona o dalla vicina Val Fabiolo e dall’abitato di Sirta, e per chi proveniva da Tartano o anche dalla bergamasca percorrendo la Val Tartano per raggiungere la Valtellina.
Abitato tutto l’anno, Campo possiede una propria struttura scolastica, qualche negozietto, un albergo e numerose abitazioni. Interessante dal punto di vista artistico è la chiesa dedicata a S. Agostino. Riedificata nel 1760 perché troppo piccola per raccogliere tutti i fedeli, divenne nel giro di pochi anni nuovamente insufficiente ad ospitare tutta la popolazione che era in continuo aumento. Già nel 1778 vennero intrapresi lavori per ampliarla. La facciata si presenta a capanna con l’interno di una sola navata. Conserva opere del sec. XVII e XVIII ed alcuni dipinti di Giovanni Gavazzeni successivamente ritoccati o rifatti dal Conconi di Como. L’altare maggiore è di marmi pregiati e presenta un ciborio a semi cupola sorretta da quattro colonnine e due pilastri dai capitelli dorati.

Fulfuléra
Recentemente sottoposta ad importanti opere di restauro a scopo conservativo, questa contrada posta tra Campo e Tartano poco sotto la strada carrozzabile presenta interessanti elementi d’architettura rurale.
Questo abitato risulta essere il più antico della valle. Sono quasi del tutto scomparse le tracce della presenza di un mulino, ma si ricorda che un tempo nel villaggio era attiva una fucina per la lavorazione del ferro. L’origine epistemologica del nome di questa località è da annoverare ad una tale famiglia Forfolera che qui aveva dimora. Questo risulta da atti notarili di compravendita del XVII secolo conservati nel fondo notarile Ninguarda di Sondrio.
La contrada è composta da tre schiere di edifici ed è stata abitata fino alla metà del secolo XVIII. Le aperture trilitiche, gli architravi e i piedritti in pietra con incisioni rendono chiara l’origine medioevale del nucleo abitato.

Ronco e Cosaggio
Poste al di sopra della carrozzabile, queste frazioni sono ancora oggi abitate tutto l’anno.

Superato il ponte di Vicima siamo ora entrati a far parte della parrocchia di S. Barnaba troviamo i seguenti abitati:

Castino
Posto al di sotto della carrozzabile, è il primo centro abitato prima di Tartano. Di poca importanza a livello storico, questo centro era originariamente un maggengo utilizzato da famiglie di Campo. Le case risalgono all’inizio del secolo scorso. Posto nei pressi della ripida valetta, più volte è stato colpito da slavine che hanno messo in pericolo l’intero nucleo abitato.

Dosso dei Gavazzi
Poco sopra la strada carrozzabile, è raggiungibile solo a piedi attraverso un ripido sentiero lastricato in pietrame oppure attraverso la comoda mulattiera che conduce all’alpeggio sovrastante di Torrenzuolo. Questa contrada è composta da diversi edifici tra loro addossati, i corridoi interni delle case possiedono ancora i segni dei vani delle porte che conducevano alle dimore adiacenti; quest’astuzia permetteva di evitare il freddo nei lunghi mesi invernali. Nella parte bassa dell’abitato vi è un grande edificio rurale. Nel piano seminterrato vi sono le stalle, al piano superiore i fienili. Ogni famiglia possedeva una parte dell’edificio gli spazi erano suddivisi nella parte sottostante da grossi muri divisori, nella parte alta invece da semplici assi in legno. Il fienile doveva essere arieggiato e quindi è stata utilizzata la tipologia costruttiva denominata “a canne d’organo”.
In questa contrada attualmente risiedono in modo permanente solo due persone, nel periodo estivo però si ripopola ed è possibile trovare più di cinquanta persone, per lo più oriundi che ritornano per trascorrere le ferie.

Fraccia
Posta poco sopra il Dosso dei Gavazzi, questa contrada è tutt’oggi abitata da un gruppo famigliare. I prati circostanti sono utilizzati per il pascolo del bestiame e qui vengono ancora prodotti il burro, il formaggio e i prodotti ricavati dal latte. Interessante è la cappella votiva (o santella campestre?) posta sul sentiero che da Gavazzi conduce alla frazione. Recentemente ristrutturata, rappresentava uno dei tanti punti di sosta e preghiera disseminati in tutta la Val Tartano e la Val Fabiolo. Fu fatta erigere da Passerini P/ro nel 1892 su commissione di Brisa Michelangelo e della moglie Renegonda.

Caneva
Superato l’abitato di Fraccia, si sale ancora lungo i ripidi pendii adibiti a pascolo fino a raggiungere Caneva. Siamo alla quota di 1404 metri, da qui si può godere di un bellissimo paesaggio che domina la Val Corta. Queste dimore, un tempo abitate tutto l’anno, sono divenute in seguito luogo di sosta per la monticazione primaverile.

Tartano
L’abitato di Tartano è posto a circa 1210 metri ed è costituito da un piccolo raggruppamento di edifici disposti su un lato della carrozzabile. Qui vi sono tre piccoli negozi, due bar, un ristorante ed uno stabile in cui ha sede il Comune. Tartano da sempre ha rappresentato il punto di passaggio importante proprio per la sua posizione, è infatti all’imbocco delle due valli in cui si dirama la valle (Val Lunga e Val Corta).
Di interesse artistico è la chiesa di S. Barnaba edificata su uno sperone roccioso a strapiombo sul torrente Tartano. La facciata è divisa in tre spazi da lesene che presentano, sopra il cornicione, dei pinnacoli. Al suo interno sono conservate tele risalenti al XVII e XVIII secolo. L’archivio parrocchiale conserva molti documenti attraverso i quali è stato possibile ricostruire avvenimenti e vicende demografiche della vallata.

LA VAL CORTA

Il sistema abitativo più diffuso in questa valle è la contrada, che può essere considerata come un sotto insieme di villaggio, spesso definita anche come contrada patronimica perché insediata da un unico gruppo famigliare.

Biorca
Questa contrada è posta in corrispondenza della biforcazione tra la Val Corta e la Val Lunga, lo stesso toponimo deriva infatti dalla parola biforcazione. Un tempo raggiungibile solo percorrendo una comoda mulattiera da Tartano, oggi è raggiungibile anche attraverso una strada carrozzabile di recente costruzione. Attraversato un piccolo ponte sul torrente Tartano, si raggiunge l’abitato che è separato in due parti da uno dei rami dell’omonimo torrente. Numerose sono le case, di cui alcune abitate in modo permanente. Gli edifici antichi si mischiano con quelli moderni che, costruiti negli ultimi decenni, fanno perdere l’originaria bellezza a questo centro abitato.

Dosso dei Fognini
Questa è la prima contrada della Val Corta ed è situata su un dosso prativo sul versante sinistro orografico. Il sentiero che conduce all’abitato è ripido e scosceso e nella parte terminale è ricoperto dalle tipiche piote locali.

Contrada Foppa
In questo piccolo nucleo abitato è evidente come l’uomo cercasse di sfruttare le zone migliori per edificare e per dissodare il terreno. Il toponimo della contrada sta ad indicare un’area pianeggiante sopra un dosso.
Siamo infatti sul versante solivo della Val Corta, caratterizzato da una serie di contrade unite da una ampia e comoda mulattiera. Già dal 1519 la contrada è nominata in alcuni documenti, e da descrizioni presenti nel catasto Napoleonico del 1814 è possibile constatare come questi edifici non abbiano subito cambiamenti nell’arco di quasi duecento anni. L’utilizzo di queste dimore oggi anche solo per il periodo estivo ha permesso la conservazione e la salvaguardia delle caratteristiche costruttive e architettoniche originarie. Il paesaggio circostante è costituito da prati adibiti a pascolo. La caratteristica di questo abitato è la disposizione delle dimore unite in un unico edificio. L’insediamento occupa uno spazio ben limitato. La contrada è sostanzialmente composta da una sola casa, con struttura in muratura, pietrame e malta, divisa in tre unità abitative poste sotto la stessa linea colmale. Le unità abitative si sviluppano su due piani. Al piano terra sono posti i locali per il soggiorno (cucina e stüa) e quelli per la lavorazione del latte. Sul retro vi è la cantina per conservare i prodotti alimentari. L’edificio è completamente interrato sul lato a monte, le cantine quindi sono addossate alla montagna e non possiedono aperture. Attraverso una scala in legno è possibile accedere al piano superiore in cui vi sono le camere da letto. Ogni abitazione possiede un balcone che ha struttura portante in legno e parapetto con asticelle in legno. Il locale più interessante è però la stüa posta a piano terra. Qui il locale è stato interamente rivestito in legno e viene riscaldato da una stufa in muratura alimentata direttamente dalla cucina.
L’origine della contrada è stata collocata nel medioevo. La struttura architettonica dell’edificio, ed in particolare il fronte originario, lo dimostrano. Successive modifiche sono state apportate con l’aggiunta, sul fronte, di ulteriori locali attorno al XVIII secolo. Il fronte più antico è ancora visibile all’interno della casa per la presenza di segni evidenti: finestre trittiche e altre caratteristiche architettoniche che una volta erano posizionate all’esterno della facciata.
A fianco dell’edificio principale vi sono altri fabbricati a destinazione rurale (stalla e fienile). Anche lo spazio verde che si trova di fronte alla contrada viene sfruttato al meglio e utilizzato come orto, probabilmente adibito un tempo alla coltivazione della patata.

Dosso di Bona
Questa è l’ultima contrata disposta sul versante sinistro orografico prima di raggiungere, accanto al torrente, l’abitato di Barbera.

Contrada Barbera o Al Tartano
La contrada è raggiungibile percorrendo la comoda strada sterrata che costeggia il corso d’acqua oppure salendo lungo la mulattiera che parte dalla località Biorca e che attraversa tutte le contrade poste sul versante solivo della Val Corta.
Questa località è posta in una particolare posizione, qui infatti la Val Corta si divide ulteriormente in altre due vallette: la Val di Lemma e la Val Bodria.

LA VAL DI LEMMA

La Val di Lemma inizia dal versante sinistro orografico partendo dall’ultima frazione della Val Corta denominata Barbera. Questa vale è caratterizzata da numerosi boschi e da pascoli caricati nel periodo estivo. Prima di addentrarsi nella valle vera e propria si passa per alcuni abitati poi la comoda mulattiera sale costeggiando il torrente impetuoso. Sono visibili poco oltre le marmitte dei giganti scavate nel tempo dai ghiacciai e dall’acqua. La frescura data dall’ombra delle piante e dal vapore acqueo sollevato dall’irruenza dell’acqua contro le rocce invita al silenzio, il fragore è forte ma proseguendo lungo il sentiero ci si allontana dal torrente e il frastuono diviene sempre più lieve, per poi scomparire. La mulattiera diventa sempre più stretta fino a diventare un sentiero che attraversa ampie distese erbose di Lemma Bassa. Salendo ancora di quota il percorso diviene più ripido e dopo aver attraversato il torrente si raggiunge la Casera di Lemma Alta. Procedendo ancora si sale fino alla quota di 1900 metri raggiungendo la Casera di Sona di Sopra.
Questa valle è interessante proprio perché tuttora è caricata dai pastori nel periodo estivo. I prati sono ancora curati grazie alla presenza del bestiame e le casere, ancora utilizzate, permettono il mantenimento di quelle tradizioni che altrimenti andrebbero inesorabilmente perse.

Sciochada o Zoccada
E’ l’ultima grossa contrada presente in Val Corta, precisamente in Val di Lemma. Nessuno ricorda che fosse mai stata abitata in modo permanente. Le abitazioni sono di origine molto antica, è presente a dimostrazione di ciò un affresco su una facciata del XV secolo. Non ci sono segni evidenti di ristrutturazioni, è plausibile quindi considerare la contrada disabitata da tempo.

LA VAL BODRIA

Procedendo verso Sud Ovest dalla località Barbera ci si immette nella Val Bodria o Val Budria. Attraverso una dolce pendenza si procede lungo il versante solivo fino a raggiungere i primi agglomerati delle baite di Bratta e successivamente a quelle di Baitane. Procedendo ancora ci si avvicina al gradino glaciale che chiude la valle poco sopra la Casera di Val Budria. Sempre su questa sponda del torrente ci si porta quasi ai piedi del gradino glaciale e lo si supera con numerosi tornanti tenendosi sotto la rocciosa mole del Monte Pedena (2399 m). Si è giunti ora alle baite di Saroden (1974 m) situate sul versante occidentale della Val Budria.
Questa valle è particolarmente interessante dal punto di vista della flora e della fauna. Verdi pascoli, abeti rossi, larici e pini formano la rigogliosa vegetazione in cui è possibile avvistare lepri, volpi, martore, donnole, marmotte, caprioli o camosci, cuculi, corvi, tordi, merli, o anche l’aquila. Siamo già nell’area protetta del Parco delle Orobie Valtellinesi. Più selvaggia dell’adiacente Val di Lemma, si presenta al visitatore come un’oasi verde quasi del tutto incontaminata.

Bagini o Pedernella, Bratta e Baitane
Ad ogni località in cui è stata edificata una baita o dove, semplicemente, è sempre sgorgata della fresca acqua di sorgente, era abitudine assegnare un nomignolo. Anche in Val Bodria i nomi delle località si susseguono a breve distanza al variare del paesaggio.

LA VAL LUNGA

Anche qui, come per la Val Corta, il sistema abitativo più diffuso è la contrada. Alcuni centri abitati presentano differenze per la loro locazione (vicino al corso d’acqua o su un dosso) in base alla loro funzione originaria (per lo sfruttamento dell’acqua con i mulini o per la protezione dalle calamità naturali). La contrada, man mano che si procede verso l’interno della valle, diviene sempre più piccola fino ad essere costituita da un’unica grande dimora, abitata per lo più da uno o due gruppi famigliari allargati.

Valle e Rondelli
Sono i primi due centri abitati posti accanto alla carrozzabile. Oggi sono abitati nel periodo estivo.

Piana
In questa piccola frazione, facilmente raggiungibile perché è posta al di sotto della strada carrozzabile, troviamo una preziosa chiesetta settecentesca dedicata alla Madonna del Rosario. Un tempo, prima della costruzione della strada carrozzabile, vi era una mulattiera che attraversava l’abitato passando sul suo sagrato. Questo centro abitato è uno dei pochi ad essere posizionato vicino al torrente e non sui dossi circostanti. Questo è da collegare alle attività lavorative che qui venivano svolte, è infatti certa la presenza di secolari opifici e di una segheria.

Pila
E’ l’unica frazione della valle posta sul versante sinistro orografico ricoperto da fitti boschi. Un tempo qui originariamente doveva essere presente una pila che poi ha dato il nome alla località.

Contrada Al Cost
Questa contrada è situata sul versante destro orografico della Val Lunga, poco sopra l’abitato Pila. E’ raggiungibile solo da un sentiero lastricato. E’ un abitato con delle tipologie abitative molto interessanti, qui il sentiero infatti passa attraverso le dimore ed è costituito da un portico al coperto. Tutta la contrada sembra costituita da un unico edificio. La parte adibita a dimora e quella rurale sono unite sotto un unico tetto molto grande a due falde. In Val Tartano il gruppo domestico era costituito spesso da più gruppi famigliari, le dimore erano quindi proporzionate al numero di abitanti. Le stanze adibite a camere erano molte, e la famiglia si riuniva nell’unico locale riscaldato che era la cucina. Fino al 1987 questa contrada possedeva notevole pregio perché le distribuzioni interne dei locali e l’intero edificio si presentavano nel loro stato originario. In seguito alla morte dell’ultimo residente sono state apportate notevoli modifiche che ne hanno deturpato la bellezza originaria.

Basisc
Accanto alla contrata Al Cost si susseguono, sopra i dossi naturali della montagna, vari abitati. Il primo tra questi è Basìsc.

Contrada “Dosso dei Principi”
Questa contrada è costituita da un gruppo compatto di abitazioni e di stalle con fienile posta sul dosso omonimo della Val Lunga. Anche qui il sentiero attraversa l’abitato passando per un lungo porticato interno coperto. In questa strada, in corrispondenza di due piazzole, erano collocate delle attrezzature ad uso comune, gli anziani del posto ricordano che vi era anche un forno per la cottura del pane. Dalla piazzola sale una ripida scala in legno che porta ad un grande ballatoio da dove si accede alle varie dimore. Al piano superiore sono localizzate le camere da letto. In un altro edificio adiacente, orientato in modo diverso anche per l’orografia, troviamo sulla facciata a valle un affresco datato 1874 in cui è raffigurata la Madonna con Bambino. I materiali utilizzati sono anche qui la muratura in pietrame e malta e il legno.

S. Antonio o contrada Sparavera
Questa frazione è raggiungibile solo a piedi da un comodo sentiero lastricato e si trova sul versante destro orografico della Val Lunga. Anche in questo piccolo paesino è stata edificata una chiesa il cui campanile lascia trasparire le chiare origini settecentesche.

Tegge
Visitare oggi questa contrata di permette di compiere un salto nel tempo. Gli edifici domestici e rurali, nella loro semplice povertà, sono ancora oggi ben conservati e, in qualche caso, ancora utilizzati.

“Pra de Ules”
Qui vi sono delle ampie distese prative pianeggianti che hanno dato il nome al luogo.

Arale
La Val Lunga termina con questo abitato che si distingue dagli altri perchè possiede anche un rifugio.

La Val Fabiolo

Il sistema abitativo più diffuso in questa valle è il villaggio accentrato, che può essere definito come un agglomerato di edifici nel quale risiedeva una vera e propria piccola comunità. Di seguito è riportata una breve descrizione degli insediamenti presenti in Val Fabiolo. L’ordine di questi è basato sulla loro successione partendo dalla bassa valle.

Bures
Raggiungibile dopo aver lasciato la mulattiera principale, al il maggengo di Bures si arriva attraversando un ponticello sulla destra del percorso che porta ai verdeggianti prati adibiti a pascolo per il bestiame. Siamo a quota 650 metri e ad un’ora circa dalla sottostante Sirta. L’abitato è costituito da poche case e da alcune stalle poste sulla sommità dei prati. Sono evidenti però i resti di altri edifici purtroppo crollati. Anche qui, come in altri punti lungo la Val Fabiolo, è stata eretta una santella campestre che spicca, in evidenza, in alto al pendìo.

Sostila
L’abitato di Sostila, posto al centro della Val Fabiolo, è un agglomerato rurale di elevato valore architettonico e storico. Fino agli anni cinquanta era ancora abitato da più di un centinaio di persone, ma la particolarità da sottolineare è la bellezza con cui tutto è stato preservato fino ai giorni nostri. La mancanza di una strada carrozzabile è sicuramente stata la motivazione principale perché tutto si mantenesse così fino ai giorni nostri. La pace che regna è quasi magica, siamo in un’oasi immersa nel verde e passeggiando nel paesino sembra di fare un salto indietro nel passato.
Questo villaggio accentrato è costituito da una schiera di case in pietra e legno. Gli edifici si sviluppano in verticale e sono stati costruiti attorno alla piccola chiesetta riedificata attorno al 1912 o 1913. Davanti alla chiesa, al centro di Sostila, vi è la piazzetta che è caratterizzata da un’ampia scalinata in sasso. Qui un tempo si ritrovava tutto il villaggio, ora invece rappresenta il luogo di sosta per gli escursionisti nel periodo estivo.
La vita di montagna offriva agli abitanti di Sostila ben pochi agi nel periodo invernale. In inverno le nevicate erano abbondanti ma spesso, per sopravvivere, era necessario affrontare le intemperie e scendere nel fondo valle fino a Sirta nella bottega del paese per fare delle compere. L’economia domestica si basava sulla pastorizia e sulla coltivazione dei prodotti tipici di montagna. In passato è noto un vivace commercio con la Val Tartano e con il fondo valle grazie alla presenza di numerose piante di pere (tuttora presenti). La quota di queste piantagioni è a 750 metri e quindi era ancora possibile coltivare frutta e raccogliere le preziose castagne che venivano essiccate nel focolare dentro casa. La mancanza di un camino caratterizza i locali adibiti a cucina dalle pareti nere di caligine.

Arèt
Nelle vicinanze di Sostila vi è anche l’abitato d’Arèt, posto sul versante sinistro orografico, in prossimità dei boschi di castagno. L’abitato è costituito da diversi edifici, sia adibiti a dimora che rurali. La particolarità di questo abitato ci è data dall’ampia mulattiera lievemente scoscesa che attraversa le case. Qui ancora oggi vi sono due persone che caparbiamente continuano a vivere nonostante la mancanza di strade e di acquedotti, solo recentemente la Val Fabiolo è stata allacciata alla corrente elettrica.

Sport

L’attività sportiva più famosa della valle è lo sci alpinismo grazie ai numerosi itinerari possibili, ma non vanno dimenticati i sempre più numerosi appassionati delle ciaspole e dei ghiacciai. L’estate permette invece piacevoli o impegnative escursioni a piedi o in bici, e non appena avanza la stagione fino a novembre, nei numerosi boschi, si trovano funghi porcini e canterecci.

 

 

Inverno

L’inverno della Valtartano è famoso per le numerosi escursioni che offre a sci-alpinisti, sia esperti che non, e per i sempre più numerosi camminatori invernali che preferiscono le ciaspole agli sci.

Gli itinerari delle escursioni partono in vicinanza del centro abitato di Tartano 1200 m.s.l.m. e permettono dislivelli che superano a 1300 m. (Cima Valloci 2510 m)

L’hotel Vallunga accoglie, presso il proprio ristorante, a tutte le ore anche comitive di sportivi affamati con prodotti tipici locali

L’hotel Vallunga consiglia il Menù dello sciatore:

  • Pizzoccheri € 8.00
  • Bresaola con funghetti € 7.00
  • Castagne con panna € 4.00

Cucina sempre aperta!!!

 

Mappa degli itinerari

DA USARE GRANDE

Flora

Partendo dall’abitato di Tartano, per raggiungere una vetta, si può ammirare come la vegetazione cambi gradualmente, passando da boschi di latifoglie, boschi di conifere, arrivando fino al pino alpino, dove solo poche erbe riescono a sopravvivere.

Il paese di Tartano si trova nel piano montano, dove dominano boschi di latifoglie detti aceri frassineti per la presenza abbondante di frassini e aceri, mentre sulle rive del torrente crescono arbusti di salici ed ontani.

Inoltrandoci nella valle ci si immerge nella pecceta, dominata dal peccio (abete rosso) e dall’abete bianco, in cui si possono ammirare le spettacolari fioriture primaverili del maggiociondolo o della clematis alpina e d’autunno trovare porcini e numerosi gallinacei.

Molti tratti di questi boschi sono però stati tolti per fare spazio a prati da sfalcio detti triseteti per l’abbondante presenza dell’erba Trisetum flavescens, colorati da variopinti fiori tra cui spiccano i grandi gigli

Se si sale di quota fra la pecceta si potrà notare anche grossi esemplari di larici che poco più in alto diventano dominanti dando luogo alla formazione della lariceta.

Quest’ultima è caratterizzata dall’essere molto luminosa in quanto gli sparsi larici sono molto distanti tra loro, permettendo la crescita di un ricco sottobosco a mirtilli e rododendri, ed assumendo intensi colori d’autunno.

Proseguendo ancora in altezza i larici si fanno sempre più rari, finché, poco sopra, crescono solo pochi individui di dimensioni ridotte date le limitanti condizioni climatiche, che segnano il limite con le praterie alpine pascolate d’estate.

È in questo piano che le piante stentano a crescere, ed ampi pascoli dalle dolci colline si alternano a ripide pareti rocciose e impervie cime ricche di fiori come sassifraghe, semprevivi, primule e androsace dalle radici incastonate nella roccia. Negli avvallamenti del terreno pascolato spesso si creano delle zone umide in cui dimorano eriofori, carici e bellissime orchidee alpine.

 

Fauna

Le abbondanti peccete presenti in Val Tartano ospitano numerosi animali tra cui timidi erbivori come il capriolo (Capreolus capreolus) o il cervo (Cervus elaphus), e indaffarati scoiattolo (Sciurus vulgaris) in cerca di cibo.

La buona salute dei boschi si nota dai numerosi formichieri della formica (Formica rufa) e dall’abbondante presenza di uccelli quali picchio nero (Dryocopus màrtius), picchio rosso maggiore (Dentrocopus major), cincia mora (Parus ater), cincia bigia (Parus montanus), cincia dal ciuffo (Parus cristatus), rampichino (Certhia brachydactyla), ciuffolotto (Phyrrula phyrryla), picchio muratore (Sitta europaea),tordo (Turdusiliacus), sparviero (Accipiter nisus), nocciolaia (Nucifraga cryocatactes), astore (Accipiter gentilis) e il crociere (Loxia curvirostra).

Più difficili da vedere sono invece il francolino di monte (Bonasa bonasia), il raro Gallo cedrone (Tetrao urogallus) ed a quote superiori il gallo forcello (Tetrao terix). Di notte ci si può imbattere nella Civetta nana (Glaucidium passerinum) o nella civetta capogrosso (Aegolius funereum). Altri abitanti dei boschi sono il toporagno alpino (Sorex alpinus), la martora (Martes martes), la volpe (Vulpes vulpes) e l’arvicola (Cletrionomys glareolus).

Il gallo cedrone è il simbolo del Parco delle Orobie A quote superiori, dove il bosco finisce ed i pascoli si alternano a rocce e cime, troviamo animali abituati al freddo intenso degli inverni in quota. Gli animali specializzati per affrontare “deserti” di neve sono diversi, ed utilizzano svariate tecniche: alcuni cambiano la livrea estiva come l’ ermellino (Mustela erminea), la lepre bianca (Lepus timidus), e la pernice bianca (Lagopus mutus). Altri vanno in letargo come la marmotta (Marmota marmota), altri invece cambiano abitudini e luoghi aspettando primavera come il fringuello alpino (Montifrigilla nivalis), culbianco (Oenanthe oenanthe), codirosso spazzacamino (Pheonicurus ochruru), spioncello (Anthus spinoletta), sordone (Prunella collaris), picchio muraiolo (Trichodroma muraria) e gracchio alpino (Phyrrocorax graculus).

In estate, sulle cime, talvolta si può incontrare il pacifico stambecco (Capra ibex), mentre è molto frequente imbattersi in branchi di camosci (Rupicapra rupicapra), e non è così difficile ammirare il volo maestoso dell’aquila reale (Aquila chrisaetos).

I rettili presenti in Valtartano sono il marasso (Vipera berus), la vipera comune (Vipera aspis) e la lucertola vivipara (Lacerta vivipara).

Tra gli anfibi possiamo citare la rana temporaria (Rana temporaria), il tritone alpino (Triturus alpestris) e la timorosa salamandra nera (Salamandra atra).

Il torrente è popolato dalla trota alpina (Salmo trutta) e sulle rive è molto facile osservare il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus).